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20.09.2012
FONTE : Tratto dal libro "Attenti all'acqua" - collana ecosalute - Luigi Rho
Gli italiani sono certamente i più grandi consumatori al mondo di acqua minerale: ne consumano circa nove miliardi di litri all'anno, pari a un consumo pro capite di 150 litri.
Sembra che questo enorme consumo sia dettato da due precise ragioni: la scarsa o addirittura inesistente fiducia nei confronti dell'acqua di rubinetto e le ossessive campagne pubblicitarie che esaltano le numerose qualità benefiche dell'acqua minerale.
Ogni giorno ci succede di vedere sulla stampa e in televisione una raffica di spot pubblicitari (pagati poi dagli stessi consumatori...) che esaltano una determinata virtù benefica di quell'acqua minerale piuttosto che la virtù benefica di quell'altra; il tutto "condito" da uccellini che posano sul bicchiere del testimonial o di rondinelle cristalline che svolazzano beate.
Ma le numerose acque minerali in commercio (ormai se ne contano più di trecento...) non sono tutte così "benefiche" come vogliono farci credere.
Ci sono in vendita molte bottiglie che contengono un'acqua così poco benefica che se uscisse dal rubinetto verrebbe dichiarata addirittura non potabile a causa del contenuto fuori limite ("fuorilegge") di alcune sostanze chimiche nocive alla salute.
Su segnalazione di alcune associazioni di categoria, e dopo opportune indagini, l'Unione Europea ha diffidato l'Italia dal continuare a permettere la vendita di acque minerali contenenti addirittura 19 sostanze chimiche pericolose in concentrazione di gran lunga superiore a quella ammessa per le acque potabili distribuite dagli acquedotti.
Emblematico è il caso del'arsenico: limitato a 50 microgrammi per litro nell'acqua di rubinetto e tollerato fino a 200 milligrammi per litro nelle bottiglie di acqua minerale.
Ciò è possibile grazie ad un Decreto Legge, esattamente il numero 542 del 1992, che sembrerebbe fatto su misura per le Società che imbottigliano e commercializzano le acque minerali.
Questo Decreto Legge ha innalzato i valori massimi ammissibili per alcune sostanze chimiche presenti nell'acqua minerale rispetto a quelli stabiliti per l'acqua potabile erogata dagli acquedotti, rendendo così commercializzabili acque assolutamente non potabili.
Inoltre, alcune Procure della Repubblica (Torino e Bari) hanno recentemente ordinato ai Nas (Nuclei Anti Sofisticazioni) dei Carabinieri di sottoporre ad analisi le acque minerali vendute in Italia.
Ecco l'inquietante scoperta dei Nas : " i sistemi di analisi adottati da alcuni laboratori che controllano la qualità delle acque minerali sono tarati in modo tale da non rilevare la presenza di certe sostanze chimiche nocive anche quando ci sono..."
Quando Il 2 luglio 1999 Pasquale Merlino finì di scrivere la sua lettera alla Commissione europea, non poteva certo immaginare il terremoto che avrebbero causato le scarne cifre gettate su quel foglio bianco. Il perito chimico di Rionero in Vulture (Potenza), un paese oltre la "frontiera" di Eboli, si era accorto che qualcosa non quadrava: 19 sostanze tossiche potevano essere presenti nell'acqua minerale in misura superiore rispetto ai limiti previsit per l'acqua di rubinetto. Si era rivolto al prefetto di Potenza e al Ministro della Sanità, ma senza risultato. Aveva scritto ai giornali, e solo qualcuno lo aveva scoltato.
Finchè la Commisssione europea non ha avviato una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia (1999/4849 ex articolo 226 Trattato: sfruttamento e commercializzazione delle acque minerali naturali).
In sostanza, il Governo italiano doveva chiarire perchè ha fissato limiti per le sostanze tossiche largamente superiori a quelli ammessi per l'acqua di rubinetto. Non solo, la direttiva 96/70 dice anche che "le norme in materia di acque minerali naturali perseguono l'obiettivo prioritario di proteggere la salute del consumatore..." Inoltre la direttiva impone che le etichette delle bottiglie riportino l'indicazione analitica di tutti gli elementi presenti nella minerale e gli eventuali trattamenti. Ma, allora, perchè l'Italia non si è adeguata? Quali rischi hanno corso o continuano a correre i consumatori?
È lo stesso Ministero della Salute che ci dà una risposta, seppure parziale: "Approfondimenti di carattere tecnico-scientifico degli ultimi anni hanno fatto emergere l'opportunità di ridurre le concentrazioni massime ammissibili per alcuni elementi quali l'arsenico, il cadmio, il piombo, il bario e il cromo".
Il quadro è veramente preoccupante, visto che si gioca con la nostra salute, anche se questo non vuole assolutamente dire che tutte le acque minerali in commercio siano così ingannevoli.
Fortunatamente ci sono in vendita delle acque minerali che sono veramente di ottima qualità.
Certo, queste ottime acque minerali sono un pò costose e non sempre si trovano negli scaffali del supermercato, ma vale la pena cercarle.

 
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