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10.10.2016
IL GIORNALE DI VICENZA - 20/04/2016
VENEZIA. È il tempo delle prime risposte. L’Istituto superiore di sanità, Iss, ha reso noto l’esito del biomonitoraggio realizzato negli scorsi mesi a seguito dell’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche, Pfas. Una sola la domanda: quell’acqua che, per anni e in modo inconsapevole, moltissimi vicentini hanno bevuto può rappresentare un rischio per la salute? Risposta: «Sì».
Il superamento. Questo esito riguarda 250 mila persone in Veneto di cui, in modo importante, 60 mila. Queste ultime sono concentrate nel Vicentino:Montecchio Maggiore, Lonigo, Brendola, Creazzo, Altavilla, Sovizzo, Sarego. I dati sono paragonabili, anche se fortunatamente in entità inferiori, a casi di inquinamento che hanno fatto il giro del mondo, come quello scoperto da Erin Brockovich. La sostanza, utilizzata nei prodotti chimici di lavorazione industriale, è praticamente la stessa. Apparentemente gli esiti sono meno impattanti. Ma per avere certezze ci vorranno almeno dieci anni. Al momento si sa che l’inquinamento ha prodotto degli effetti sull’uomo perché le sostanze si sono accumulate nel sangue. Conseguenze? Per i tumori il rischio è di tipo “2B”, cioè “possibile”. Ne sarebbero esclusi al momento con certezza solo due tipi, ma solo a luglio le risposte definitive. La presenza di tali sostanze aprirebbe però le porte a malattie croniche o degenerative alla tiroide, fegato e reni. Per capirne la reale incidenza si avvierà uno studio epidemiologico. La Regione sta lavorando alla definizione di tutte le azioni possibili per seguire concretamente le persone interessate all’inquinamento.

 
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